Marco Bagnoli, Colui che sta

Colui che sta, modello, 1991 – 1992,

legno, gesso a oro, argento, ferro, proiezione luminosa,
cm 256 x 120 x 120.

Anteprima 3. Marco Bagnoli, Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli 1992.

L’impossibilità della mente a contemplare l’assoluto è stata mirabilmente illustrata da San Bernardo. E’ possibile avere, egli ha detto, per un istante la visione dello splendore, ma questo tuttavia, essendo insopportabile all’occhio della mente, subito si rivela in un’immagine. Quest’immagine è pertanto rivelazione dell’assoluto, una sua epifania, un corpo momentaneo, un simbolo di quello splendore inattingibile. Si può pensare allora il corpo di una luminosità infinita avvolto dalle immagini virtuali che l’intelletto frappone a propria difesa, e la cui trama compone il velo. Tale è la figura dello Sthanu vedico (alla lettera: “Colui che sta”), il pilastro di fuoco in cui si trasformò il dio Rudra ritiratosi in una ascesi senza fine (“fino alla fine del mondo”) per il rifiuto all’ordine di Brahma di creare gli umani, mosso dalla pietà di dover porre un termine alla loro vita. Una folla di figure che appaiono e scompaiono, emanazione di questa negata potenza di generare, gli ruota intorno e gli fa da schermo. Il vortice tuttavia non resta disorientato, ma disegna i due volti di un Oriente e di un Occidente, estremi di un tempo ciclico che si svolge tra il sorgere e il perire, tra la comparsa e la sparizione. L’apparizione dei due profili segna allora la permanenza ineluttabile di ciò che è stato rimosso.
I due volti contrapposti si possono considerare come i due stipiti di una Porta; essendo Origine e Fine, rappresentano i limiti e il senso di una vicenda (un’onda, un evento, una vita, un’epoca) che nell’insieme è da considerarsi tutt’una in quella inquadratura che ha natura speculare, e dove tutto quanto accade e dilegua subisce una trasmutazione nel simbolico.
[…l]’immagine acquista un’autonomia al di là del riflesso, che la traspone nel luogo della sua stabilità, ossia nella comprensione della Soglia, i cui stipiti si proiettano ora come profili di volti sulla linea d’angolo (o della separazione). E’ controluce a questa apertura che s’intuisce ora il corpo, e la sua materia.”
Fulvio Salvadori, Colui che sta, benché sia notte, in: Fulvio Salvadori, Scritti per Marco Bagnoli (1985-2004), 2005, pp. 64-65 e 67.

I profili dei due volti corrispondono rispettivamente: a quello di Isabella d’Este come appare nel disegno, probabilmente preparatorio per un ritratto, eseguito da Leonardo da Vinci e databile intorno al 1500, attualmente conservato al Louvre a Parigi; e al profilo della testa di Shiva, una scultura approssimativamente eseguita tra il V e l’VIII secolo nelle Grotte di Elephanta, vicino a Mumbai.
“[…] è una scultura di legno dipinto di bianco costruita con un’insieme sovrapposto di cerchi di raggio diverso che ruotano. La loro rotazione ha determinato la forma e il volume della scultura, che ora, colpita da una fonte di luce artificiale, delinea nell’angolo delle pareti davanti a cui è posta l’ombra di un doppio profilo umano, come battenti di una porta oltre la quale ogni dualismo si scioglie.
[…]
Lo stare” della figura doppia indica l’indecidibilità di un qualsiasi percorso da intraprendere, qualsiasi atto che superi la pura stasi; tuttavia la figura è generata essa stessa dal movimento, quello circolare dei punti da cui sono determinate le linee rotanti attorno a un asse. La figura è pensata come fattore potenzialmente dinamico, che non diviene dinamismo in atto perché contempla opposte possibilità, come traiettorie del doppio sguardo.
[…]
Colui che sta può superare la propria stasi ed esplicare il proprio dinamismo; lo sguardo doppio e bloccato divenire traiettoria, percorso, esperienza del senso.
[…]
Gli opposti, l’assenza di fondamento e il disorientamento, che, raffigurati per così dire in Colui che sta vengono accolti anch’essi come possibilità dell’esperienza, della creatività e della conoscenza.
La conoscenza che l’arte fonda, così come quella della scienza di cui Bagnoli è cultore, fanno della regola e del suo opposto, il caso, due fattori complementari che il soggetto del conoscere fonde in sempre nuove sintesi.”
Giorgio Verzotti, Marco Bagnoli, in: cat. La Collezione / Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 1994, p. 56.